Il ciuccio: un fattore di rischio per le Balbuzie? 14 Novembre 2009
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Nuove indicazioni sui fattori di rischio aprono la strada alla prevenzione della balbuzie.
Se usa il ciuccio o succhia il dito oltre i tre anni ha una probabilità tre volte superiore di sviluppare difficoltà nel linguaggio futuro rispetto ai suoi coetanei che non hanno la stessa abitudine.
E’ uno studio dell’Università di Washington a rivelarlo in un articolo sulla prestigiosa rivista BMC Paediatrics.
La suzione oltre i tre anni è dunque un fattore di rischio per balbuzie e sigmatismo. L’allattamento al seno, invece, non causa problemi. “I bambini che sono stati nutriti al seno (senza l’uso di biberon) hanno mostrato meno probabilità di sviluppare problemi di comunicazione” – ha detto Clarita Barbosa (Corporacion de Rehabilitacion Club De Leones Cruz del Sur.), ricercatrice a capo dello studio – “I nostri risultati indicano che il tempo passato a succhiare, al di fuori dell’allattamento, può essere dannoso per le future capacità verbali del bambino. Tuttavia, si tratta di risultati preliminari, che vanno interpretati con cautela. C’e’ bisogno di uno studio più esteso per confermarli”, ha concluso.
La ricerca sui fattori di rischi è sempre aperta al fine di comprendere meglio il problema balbuzie. Notizia di questi giorni è un’altra ricerca pubblicata dall’Università di Zurigo che ha studiato circa 10000 casi di bambini dal 2003 ad oggi. E’ emerso che (continua…)
Balbuzie prescolare? dall’Australia il metodo LIDCOMBE 6 Luglio 2009
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Le potenzialità del linguaggio possono attuarsi solo e soltanto se l´uomo riesce a stabilire rapporti interpersonali affetivamente soddisfacenti. Per avviare l´uso della lingua parlata è determinante l´apporto degli adulti e del modo in cui si pongono nei confronti del bambino. Quando il bambino vive in un ambiente in cui si parla poco, o si creano continue dispute, quando gli viene negato il diritto di parola e gli si forniscono pochi modelli verbali, vengono a crearsi le condizioni sufficienti perché il linguaggio non si sviluppi.
Una conversazione disarmonica può essere – in futuro, se non riordinata – la responsabile delle disfluenze più o meno gravi del linguaggio. La balbuzie, alla sua comparsa in età infantile, può essere inizialmente giustificata come un atteggiamento di timidezza del bambino o con un ritardo del linguaggio. Un problema grave che colpisce un bambino su 20 tra i 2 e i 4 anni di età e nella maggior parte dei casi non si interviene in modo tempestivo. Il genitore tenderà in moltissimi casi a negare il problema vedendo i miglioramenti dell´eloquio del bambino e giudicando gli “inceppamenti” come occasionali. Il risultato è che attuando una strategia di attesa di guarigione spontanea dal disturbo, soltanto il 20% dei bambini colpiti riacquisterà un eloquio fluente.
«Secondo una recente ricerca australiana i futuri balbuzienti hanno sviluppato questa disfunzione già prima dei tre anni di età», afferma il dottor Marco Santilli, specialista di Rieducazione al Linguaggio e di Ricerca Scientifica nel settore della balbuzie. «Questo ci fa capire - prosegue – quanto sia importante intervenire in età prescolare, facendo in modo di accelerare il processo di risoluzione, prima che questo diventi un problema. Quando la balbuzie si manifesta in età precoce non è detto che quei sintomi debbano necessariamente portare a un affermarsi del problema. Una delle possibilità è che rivelino una certa predisposizione che spesso però non è facile cogliere anche perché molti bambini che iniziano a balbettare hanno un ricco vocabolario già a due anni.» (continua…)
Concezione del tempo in chi balbetta 25 Aprile 2009
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Il tempo che passa non è per tutti uguale. Sembra che chi balbetta percepisca il tempo in maniera errata.
Si balbetta di più in situazioni di pressione comunicativa. Chi balbetta ha infatti la sensazione che il tempo a disposizione sia sempre poco. E’ la sensazione che molti studenti balbuzienti sentono all’interrogazione o all’esame universitario, è come se il timore che sopraggiunga un blocco più forte del solito ti costringa a cercare sempre la fine della frase.
Uno studio israeliano alla facoltà di Medicina di Tel Aviv (Ruth Ezrati-Vinacour, Iris Levin, 2001) ha infatti dimostrato che chi balbetta ha una visione, mentre parla, che non corrisponde al reale scorrere del tempo. La ricerca mostra che le differenze nella stima del tempo tra chi balbetta e chi no durante una conversazione sono evidenti.
Chi è alle prese con la balbuzie infatti considera il tempo, durante una conversazione, inferiore a quanto in realtà effettivamente sia. Inoltre, è stato trovato che questa errata concezione del tempo è tanto maggiore quanto più la persona soffre di una balbuzie più marcata.
In questa ricerca sono stati usati due metodi per effettuare le stime. (continua…)
Corsi di Aggiornamento per la Cura delle Balbuzie 31 Maggio 2008
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Prossimamente, a Palermo, si terranno cicli di incontri di aggiornamento logopedico in collaborazione con il Centro Studi Toniolo, operatore culturale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
(Presidente: Prof. Licata, ex allievo del Prof. Oddo, Direttore del Centro Fono-Pedagogico di Palermo in via Villareale 59)
Gli incontri sono finalizzati alla conoscenza di un metodo avanzato, con delle tecniche ortofoniche piacevoli e divertenti. Chiunque può partecipare gratuitamente.




