Un link genetico tra i disturbi del linguaggio 22 Novembre 2008
Posted by -Frantz987- in mondo Logo.Tags: autismo, disturbi specifici del linguaggio, ritardo del linguaggio
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Una ricerca su larga scala dedicata allo studio delle basi genetichedisturbi del linguaggio ha condotto all’identificazione del primo gene associato al disordine specifico del linguaggio (DSL): si tratta di particolari varianti (polimorfismi) del gene CNTNAP2, che codifica per la proteina neurexina, presente sulla superficie dei neuroni, con la funzione di regolare i contatti e la comunicazione tra le diverse cellule durante lo sviluppo. La proteina è espressa nella corteccia cerebrale e particolarmente a livello dei lobi frontali.
“Si sospettava da tempo che fattori ereditari giocassero un ruolo importante nei problemi del linguaggio infantili. Ma questa è la prima volta che siamo stati in grado di provare il legame tra un gene specifico e un disturbo del linguaggio”. commenta Simon Fisher, genetista presso “The Wellcome Trust Centre for Human Genetics” dell’Università di Oxford, responsabile della ricerca pubblicata in un articolo su The New England Journal of Medicine.
(continua…)
Senti chi (non) parla 28 Marzo 2008
Posted by -Frantz987- in mondo Logo.Tags: ambiente, relazioni, ritardo del linguaggio
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Riflessioni sul legame tra esperienze relazionali precoci e ritardo dello sviluppo del linguaggio.
Gli esseri umani vengono al mondo con una specifica predisposizione a percepire i suoni del linguaggio; non esiste nessun altro stimolo uditivo che percepiamo con lo stesso grado di precisione nella medesima unità di tempo. Tutti i bambini, tranne quelli che presentano forme più o meno accentuate di ritardo cognitivo (o articolatorio/motorio), entro i tre – massimo quattro – anni di età, acquisiscono la piena capacità di comprendere e produrre il linguaggio.
Dato che ogni piccolo cresce e matura secondo un proprio ritmo di vita peculiare, non è sempre facile stabilire se presenta anomalie e difficoltà evolutive, soprattutto se non si possiedono sufficienti elementi di giudizio (dati anamnestici sulla storia pregressa del piccolo, eventuali disturbi dell’udito di varia entità, otiti in tenera età…).
Tali dati sono molto importanti perché aiutano a definire un quadro medico-diagnostico delle eventuali difficoltà che il bambino ha affrontato, difficoltà che possono averlo privato di sufficienti stimoli linguistici provenienti dal mondo esterno.
Ci sono, però, situazioni nelle quali il bambino non ha fatto esperienza di “ostacoli” anatomo-fisiologici alla stimolazione linguistica, bensì relazionali.




